L'Insight, questo frainteso

L'Insight, questo frainteso

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Che il cervello sia un organo plastico è infatti una delle scoperte più significative degli ultimi cento anni: una visione che rende più umani gli esseri umani e rende ancora più affascinante la comprensione del funzionamento di questo nostro complesso sistema mente-cervello che gronda di contenuti intellettuali, spirituali, emotivi e artistici.

È opportuno allora pensare che ci chiamiamo esseri umani manasa - da cui facilmente deducibile l’english man e la più estesa intaggable humanity- perché siamo dotati di mana cioè di mente in lingua sanscrita.

La mente divisibile nell’antica cultura in manas chitta buddhi e ahamkara è, su questo filo, uno strumento, meglio una dimensione complessa che permette all’essere umano di pensare, di pensarsi e di progettare come conseguenza nuovi oggetti e nuovi mondi.

È un kosha un involucro o un intreccio di pensieri che si costituisce pensando e che in virtù di questo suo modo di procedere ha una "forma" fluida o meglio si forma sulla forma dei pensieri che pensa.

Marco Aurelio già saggiamente sapeva che la mente si colora della qualità dei suoi pensieri e noi sappiamo che presidia e innesca alcune funzioni fondamentali come la memoria e l’immaginazione.

Nel farlo rende possibile quella danza di Shiva - danza della generazione creativa - che attraverso il movimento rende manifesto ciò che un attimo prima apparentemente non esisteva.

E così l’insight - che mi piace qui leggere nella sua derivazione dall’idioma tedesco come einsicht – si presenta a tutti gli effetti come una piccola illuminazione. Un’epifania, un piccolo eureka, un attimo di chiarezza in cui vediamo la realtà con uno sguardo di sintesi che ci permette di coglierla come mai avevamo fatto prima.

Possiamo così immaginare le informazioni come piccole unità a sé stanti che continuano a vibrare all’interno del nostro sistema segnando aree di possibilità;

come particelle mobili in grado di riconfigurarsi in funzione delle acquisizioni esperienziali e delle informazione che sopravvengono.

In questa incessante danza è come se - a una nostra particolare osservazione - una serie in sequenza di informazioni cominciasse a brillare di una nuova luce, più intensa; ed è ancora come se queste piccole unità illuminate, viste in inedito insieme, costituissero un’ informazione più complessa in grado di avere un senso condiviso…

L’insight accade, proprio come quando in una stellata notte estiva alzando lo sguardo siamo in grado all’improvviso di decifrare la forma di una costellazione nel cielo, distinguendola dagli altri milioni di stelle.

O come quando le orme distratte lasciate dai nostri passi in una fresca nevicata assumono -guardate dall’alto - la forma di un cigno.

Le nuove forme viste e intuite sorprendono per primo l’osservatore che in genere assume - scoprendole - un’espressione di piacevole compiacimento, che sa di buono e lascia in bocca la fragranza indimenticata della torta al limone della nonna.

È chiaro che gli insight di buona qualità dipendono dalla profondità di ricerca, dal numero di dati che il cervello riesce a reperire e dalle contaminazioni meno usuali può immaginare, perso in un’estetica simbolico-surrealista.

Che siano insight allora! Tanti, belli, buoni e sorprendenti.

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